venerdì 19 aprile 2013

The Full Monty - regia di M. R. Piparo

Spettacolo davvero brillante ed esilarante, ispirato al film del 1997, ma con sceneggiatura alquanto originale e italianizzata, su una tematica quanto mai attuale.
Il ritmo è molto vivace e ben sostenuto dai protagonisti, tutti molto capaci nel canto, con alternanza di momenti decisamente ridanciani e comici ed altri più malinconici.
Spiritosissimo il toscanaccio P. Ruffini, molto divertente il panzuto G. Fantoni, elegante e di classe P. Calabresi, appropriato S. Muniz nel ruolo del cubano emigrato in Italia. Dignitosi gli altri due improvvisati spogliarellisti, uno dei quali peraltro non professionista. Recitazione un po'scolastica dei personaggi di contorno, tuttavia compensata da una notevole qualità di movimento, in particolare degli ottimi ballerini.
Scenografia su due piani efficace e molto funzionale, con pedane scorrevoli, muri rotanti e scale semoventi, molto d'effetto l'utilizzo di proiezioni come espediente per i cambi-scena. Spettacolari, da vero musical di Broadway, le luci, coloratissime ed estremamente dinamiche. Due ore e mezza di sano divertimento, visione caldamente consigliata.
 
 
 
 


King of Horror (Parte I)


Dopo aver pubblicato le prime due recensioni come “frammenti” isolati, ho deciso di suddividere d'ora in avanti la rubrica in “miniserie”. Queste raccoglieranno di volta in volta i film da me ritenuti i più significativi fra quelli riconducibili ad una delle tante tematiche del cinema horror che verranno affrontate. Spero che, in questo modo, la lettura risulti ancora più interessante.
“A grande richiesta” comincerò dalla serie dedicata ai film tratti dai racconti di uno dei più grandi geni della letteratura horror di tutti i tempi: Stephen King. Portare su pellicola un racconto di King non è affatto cosa semplice e, spesso, ha dato esiti davvero mediocri. C'è da dire poi che King, spesso, non è stato molto “tenero” nel giudicare e commentare film tratti dai suoi romanzi e questo ha reso la “sfida” ancora più difficile per quei registi (alcuni dei quali molto importanti) che di volta in volta hanno voluto provarci. Rigorosamente in ordine cronologico, ecco per voi:

Shining (titolo originale “The Shining”)
USA – 1980 – colore - 146'
Regia: Stanley Kubrick
Interpreti principali: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers.
Trama. Uno scrittore in crisi, Jack Torrance (Nicholson), per trovare la pace necessaria e poter completare il suo nuovo libro accetta l'incarico di custode di un albergo sulle Montagne Rocciose, l'Overlook Hotel, durante il periodo di chiusura invernale. Decide di portare con sé la moglie Wendy (Duvall) e il figlioletto Danny (Lloyd). Dopo essersi trasferito nell'hotel, Jack scopre che dieci anni prima quel luogo era stato teatro di una vicenda orribile: un uomo aveva sterminato tutta la sua famiglia e poi si era tolto la vita. Inoltre Danny si rende conto di essere in possesso di una dote particolare, la “luccicanza” (the shining, appunto), che gli permette di comunicare con alcune entità del passato che aleggiano ancora nell'hotel e che sembrano mettere in guardia il piccolo da qualcosa di terribile che sta per accadere. La percezione di queste presenze paranormali e l'atmosfera alienante e sinistra dell'hotel porteranno Jack col trascorrere dei giorni ad uno stato di follia …che sfocerà in furia omicida!
Analisi. Stroncato senza mezze misure da King, scontento del modo in cui era stato “trattato” il suo romanzo, il film rappresenta invece una delle poche trasposizioni che si elevi al di sopra della seppur dignitosa media. Anzi, si può dire senza problemi che con Shining ci troviamo di fronte ad uno di quei rari esempi di film dell’orrore conosciuto (e apprezzato) anche da chi non è proprio un amante di tale genere. Tanto che il titolo Shining è spesso associato più al film di Kubrick che al romanzo di King! Beh, i motivi di tale successo sono molteplici. Innanzitutto la regia, affidata ad un “mostro sacro” del cinema come S. Kubrick, un perfezionista, abile maestro nello sfruttare la storia paranormale raccontata nel libro per analizzare e sviscerare in maniera cinematografica i meccanismi psicologici della paura e dell'ossessione. Egli ci conduce infatti con la telecamera nei meandri labirintici e claustrofobici dell'Overlook Hotel che progressivamente si trasformano nei labirinti mentali del protagonista il quale, alla fine, vi rimane fatalmente imprigionato. Un altro motivo del successo sta nella scelta degli attori, su tutti un Jack Nicholson in grande forma e a suo agio nei panni del protagonista della vicenda: un personaggio irritabile, indisponente e costantemente ad un passo dalla schizofrenia...
Un film che assolutamente non può mancare nella vostra cineteca!!!

Cimitero Vivente (titolo originale “Pet Sematary”)
USA – 1988 – colore - 103'
Regia: Mary Lambert
Interpreti principali: Dale Midkiff, Fred Gwynne, Denise Crosby, Blaze Berdahl.
Trama. Il dottor Creed (Midkiff) si trasferisce con tutta la sua famiglia in una sperduta località del Maine, in una casa che ha l'inconveniente di essere costruita troppo vicino a una strada percorsa ogni giorno a gran velocità da enormi e minacciosi camion. Unica presenza nel raggio di miglia, il vicino di casa, un tizio stravagante di nome Judd (Gwynne). Un giorno un camion investe il gatto della famiglia Creed, uccidendolo. Judd allora convince il dottor Creed a seppellire i resti del povero gatto in un cimitero per animali che si trova nei pressi della loro abitazione, costruito molti anni prima da una tribù di pellerossa. Secondo la leggenda la terra di quel cimitero sarebbe in grado di riportare in vita gli animali! Passano pochi giorni ed ecco che, secondo copione, il gatto fa la sua ricomparsa, vivo e incredibilmente sano! Ma la gioia lascia presto spazio all'angoscia e alla paura: il gatto infatti comincia a manifestare strani comportamenti aggressivi, a tratti malefici...che sia un effetto collaterale del prodigio? Proprio mentre la famiglia medita sul da farsi, una tragedia (annunciata) la colpisce: il figlioletto del dottor Creed viene anch'esso ucciso da un camion... Il padre del bambino, in preda alla più totale disperazione, decide di seppellire il figlio nel cimitero degli animali. Una mossa di cui si pentirà ma...quando sarà ormai troppo tardi e il destino della famiglia inevitabilmente segnato!!!
Analisi. Questo film è il primo in assoluto che si avvale della sceneggiatura scritta da S. King in persona, il quale compare nella pellicola anche come attore (nella parte di un prete). L'ho scelto perché oltre ad essere molto tecnico e preciso dal punto di vista cinematografico (molto validi anche gli effetti speciali!) riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore introducendo molto abilmente un elemento che si aggiunge all'orrore: il dolore. Mentre i camion continuano incessantemente e rumorosamente ad attraversare la strada accanto alla casa dei Creed, si intuisce subito che la morte del gatto è solo il preludio e che la prossima vittima sarà il bambino. La sua scomparsa porterà un dolore lacerante non solo alla famiglia del film ma anche allo spettatore. Solo un elemento, alla fine, sopravvive alla catena di morte: la bambina, una sensitiva (una costante nell'universo “kinghiano”) che, evidentemente...sapeva già come andava a finire! ;)
Non mi resta che terminare “canticchiando” il ritornello
... I don't want to be buried in the Pet Sematary,
I don't want to live my life again
Oh no, oh no no no!
tratto dalla canzone “Pet Sematary”, sigla conclusiva del film scritta appositamente per l'occasione dai (mitici)“Ramones”. Un brano musicale divenuto in breve tempo, non a caso, uno dei cavalli di battaglia della leggendaria band punk-rock americana.  \m/
Nota. Nel 1992 è uscito il seguito, Cimitero Vivente 2 (Pet Sematary 2) ...interessante e discreto dal punto di vista tecnico ma, sicuramente, inferiore.

IT
USA – 1990 – colore - 192'
Regia: Tommy Lee Wallance
Interpreti principali: Tim Curry, John Ritter, Askell Anderson, Annette O'Toole.
Trama. Un gruppo di ragazzini di una (apparentemente) tranquilla cittadina americana (Darry) decide un giorno di stringere un’amicizia di ferro, una sorta di patto di sangue, per poter affrontare e sconfiggere un mostro dalle sembianze di  clown, IT (Curry), che da anni ciclicamente provoca la morte di ragazzi di giovane età. Il legame fra i ragazzi rimane molto saldo anche a distanza di anni quando, diventati oramai degli adulti, sono costretti a riunirsi nuovamente nella città d'origine per affrontare la mostruosa minaccia di IT. Forti di quell'amicizia e del ricordo di quando in passato riuscirono tutti assieme a neutralizzare IT, il gruppo di amici affronta senza esitazione il malvagio clown ...in quella che sarà una lunga e snervante battaglia finale fra il Bene e il Male!
Analisi. Prima di qualsiasi commento, è doverosa una premessa: penso che sia praticamente impossibile per chiunque trasporre su schermo un romanzo di oltre 1.200(!) pagine in cui tutti i temi alle fondamenta dell'opera letteraria del “Re dell'Orrore” vengono ampiamente trattati, analizzati e svolti. Un’altra importante considerazione da fare per meglio giudicare questa pellicola è che si tratta di un’opera concepita per diventare una serie televisiva e non un unico film per il grande schermo. Questo ha comportato delle limitazioni tecniche non da poco, la censura delle scene più cruente e spaventose e una durata oltre la media (più di tre ore!). Detto ciò, va dato comunque atto al regista di essere riuscito a confezionare un buonissimo prodotto, creando (soprattutto nella prima parte) un’atmosfera molto vicina a quella che si respira nel romanzo originale e a mantenere un buon ritmo narrativo. Molto bene ideata e realizzata inoltre la rappresentazione cinematografica del clown IT (che compare minaccioso anche nella locandina del film), che si guadagna una posizione di rispetto nel Gotha dei personaggi/mostri cattivi “cult” del cinema horror. Quasi scontata e inevitabile, invece, la caduta di tensione e di coerenza stilistica nella parte conclusiva del film...un vero peccato!
Curiosità. In un romanzo successivo (Tommyknockers), da cui è stato tratto anche un film, King riprende il personaggio di IT…attribuendogli un’origine extraterrestre!

G.D.

domenica 14 aprile 2013

LA NOTTE DEI DIAVOLI - Regia di G. Ferroni


 
La Notte dei Diavoli

Italia e Spagna – 1972 – colore - 90'
Regia: Giorgio Ferroni
Interpreti principali: Gianni Garko, Agostina Belli, Roberto Maldera, Bill Vanders Cinzia De Carolis.
Trama: Nicola, diretto verso l'Italia, sta attraversando con la sua auto una zona sinistra e desolata della ex Jugoslavia, siamo nel 1972. Improvvisamente una donna vestita di scuro attraversa la strada e l'uomo per evitarla sbanda rovinosamente danneggiando l’auto. La donna sembra sparita nel nulla e a Nicola non rimane che mettersi alla ricerca di aiuto. Si addentra nel bosco e arriva ad una abitazione in cui vive un famiglia di contadini che accetta, con molta titubanza, di aiutarlo. Quella dei Ciuvelak, composta da Gorka (il capofamiglia), da sua moglie, da Jovan, dalla bellissima Sdenka (Agostina Belli) e dalle piccole Irina e Mira, si rivela però una famiglia molto strana...cosa cerca di nascondere? Una sera Gorka, rientrato tardivamente a casa, viene ucciso dal figlio Jovan. Il corpo dell'uomo, in seguito all'uccisione, si decompone all'istante sotto gli occhi di Nicola che assiste impotente e incredulo alla scena. A quel punto, una volta riparata l'automobile, Nicola decide di abbandonare subito l'abitazione e di recarsi nel paese più vicino per denunciare l'accaduto alla polizia. In paese però incontra un ex poliziotto, conoscente della famiglia, che gli racconta di come i Ciuvelak non siano assassini bensì vittime di un essere malvagio chiamato Vurdalak: una sorta di strega-vampiro in grado di trasformare le persone amate in morti viventi. Lo esorta, dunque, a tornare indietro e provare a salvare dalla maledizione almeno Sdenka (che si era innamorata perdutamente di lui). Tornato indietro però Nicola si accorge che la situazione durante la sua assenza è precipitata: tutti i membri della famiglia Ciuvelak sono diventati dei Vurdalak. Solo Sdenka pare essere sopravvissuta a quel destino atroce ma l'uomo, terrorizzato, non crede che la ragazza, dall'aspetto tetro e cadaverico, sia ancora umana e, dopo uno scontro cruento con alcuni di quei mostri, fugge in preda al panico. Verrà ritrovato dopo qualche giorno in stato di shock e portato in un ospedale psichiatrico dove, nonostante le cure mediche cui viene sottoposto, non sembra dare segni di reazione e guarigione... Un sera però Sdenka, sfuggita ai Vurdalak e in cerca del suo amato, giunge nell'ospedale. Nicola, che la crede ancora un Vurdalak, reagisce alla sua vista con terrore e la uccide trafiggendola al cuore. Solo dopo la morte della ragazza egli si rende conto dello sbaglio compiuto e capirà, nella più totale disperazione, di aver ucciso una innocente ma, soprattutto, colei che amava...
Analisi: Questo film è tratto dal racconto di Tolstoj “La Famiglia Vurdalak”ed è il primo e unico film horror del regista Giorgio Ferroni. Non ho letto il racconto originale, ma posso dirvi che una delle cose più apprezzabili della pellicola è rappresentata dall'ambientazione: una vecchia casa isolata in un bosco tetro....la paura trasmessa è una paura quasi primordiale, atavica, fortemente legata al ciclo del giorno e della notte. Ferroni inoltre è bravo a giocare con le atmosfere e le luci all'interno dell'abitazione, creando mistero e inquietudine. Un altro aspetto interessante del film sono gli effetti speciali, curati da un maestro del genere: Carlo Rambaldi (quello di E.T., tanto per capirci). Certo, abituati agli effetti speciali e alla grafica computerizza dei giorni nostri, balza subito all'occhio il loro aspetto del tutto artigianale (...siamo all'inizio degli anni '70) però non si può che apprezzarne la qualità e varietà. Per quel che riguarda gli attori nulla di clamoroso da segnalare, tuttavia una menzione la merita l'interprete di Sdenka, una Agostina Belli nel pieno del suo splendore ;-) Azzeccate appaiono la scelta del flashback per raccontare la vicenda (il film, infatti, inizia col ritrovamento di Nicola e col suo ricovero in ospedale) e la colonna sonora, quasi psichedelica. Il finale è ben riuscito: romantico e triste allo stesso tempo. Consiglio la visione di questo film, passato troppo in fretta nel dimenticatoio; forse un po' ingenuo per alcuni aspetti ma particolare per le atmosfere e tecnicamente molto valido, come molte altre pellicole di quell'epoca! Nel 2012 è stata prodotta e diffusa (prima in Spagna poi in Italia) anche la versione in DVD Blue Ray...per veri appassionati !!!



La locandina della versione italiana del film

mercoledì 10 aprile 2013

Dalla Terra di Mezzo

" Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lo rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende"
 
Con i versi del Prologo al Signore degli Anelli di J.R.R.Tolkien, stimatissimo docente di letteratura anglosassone medioevale e Maestro del genere Fantasy, apro questa nuova rubrica, nella quale, con la valida ed apprezzata collaborazione degli amici, come me appassionati, Tiziana Gheno, Biagio Gennaro e Leonardo Albiero, approfondiremo stirpi, genealogie, luoghi, doti, qualità e difetti dei personaggi della Terra di Mezzo, dando spazio anche agli interpreti dei magnifici film di P. Jackson, con riferimenti ad altre note interpretazioni degli attori stessi, il tutto accompagnato da ricche foto degli splendidi costumi e scenari. Ergo, buona lettura e buon approfondimento.
 
 


lunedì 8 aprile 2013

Il Ventaglio di C. Goldoni - regia di D. Michieletto - Teatro Stabile Veneto, Teatri e Umanesimo Latino S.p.A., Arteven Circuito Teatrale

Messinscena efficace e calzante, che ti cattura dalle note della simpaticissima coreografia d'apertura allo scanzonato finale en desabillèe. Questo allestimento è l'esempio luminoso di come rendere un testo secondario, complicato nelle relazioni tra i personaggi e farraginoso, un'ininterrotta sequenza di gag divertenti e brillanti trovate. La regia è frizzante ed estremamente briosa, la scenografia essenziale, ma molto originale e attagliata alle scelte registiche. Perfetta anche l'attualizzazione (e parla uno che in genere non ama le trasposizioni), persino nelle attività e negli oggetti peculiari di ciascun personaggio. Interpreti tutti appropriati e ben assortiti, con alcune punte di diamante nelle figure del protagonista Evaristo di D. Bonaiuti, in perfetta tenuta tennistica e del Conte maneggione di A. Albertin, di verdoniana ispirazione. Dinamica e sbarazzina anche la personificazione del ventaglio, un angioletto autentico burattinaio virtuale e reale con cappelluccio, jeans e scarpe da tennis.
Commedia da non lasciarsi sfuggire, io faccio addirittura il bis!

mercoledì 3 aprile 2013

Phenomena di D. Argento


Premessa

Definire il “cinema dell'orrore” può sembrare una cosa semplice o banale ma, in realtà, risulta essere estremamente complicato date le molteplici sfaccettature che lo compongono e la moltitudine di influenze e contaminazioni che ha subito nel corso della sua storia. Quello che cercherò di fare, da cultore e appassionato del genere, è presentarvi i capitoli più significativi di questa storia, ricordandovi che “...il cinema dell'orrore è e sarà sempre il territorio privilegiato del caos, del disordine, della ribellione, della mancanza di fiducia o di speranza. Anche dove la narrazione  tende a ricomporre la tranquillità turbata, rimarrà pur sempre un monito a non essere sicuri della propria sorte”.

 

Phenomena

 

Italia – 1984 – colore - 104'

Regia: Dario Argento

Interpreti principali: Jennifer Connely, Daria Nicolodi, Dalila Di Lazzaro, Donald Pleasence, Patrick Bauchau.

 

Trama: Una turista danese, durante una sosta, perde l'autobus su cui viaggia. In cerca di aiuto, vaga nel bosco di una non ben precisata località della Svizzera e giunge in una abitazione desolata. Ma la povera ragazza viene improvvisamente assalita e brutalmente uccisa da un misterioso killer apparentemente legato a delle catene. E' solo l'inizio di una lunga serie di omicidi, tutti ai danni di giovani ragazze. La svolta arriva dopo qualche mese, quando una ragazza americana di nome Jennifer (Connely), figlia di un attore, si iscrive in un collegio svizzero femminile. Il collegio diventa teatro di misteriosi omicidi e la ragazza, che soffre di sonnambulismo, scopre di avere una dote fuori dal comune: riesce ad attirare a se svariate specie di insetti e a comunicare con loro tramite una sorta di trans telepatico. Sono proprio gli insetti che la guideranno verso i macabri indizi legati agli omicidi del serial killer. Grazie a questa sua dote e all'amicizia con un noto entomologo (interpretato magistralmente da D. Pleasence), che la aiuta a capire il nesso fra alcuni degli insetti in cui si imbatte (come la mosca “sarcofaga”) e le morti delle ragazze, Jennifer giunge alla scoperta del mostruoso (in tutti i sensi) mistero che si cela dietro agli efferati omicidi.

Analisi: Non potevo che iniziare la mia rassegna con quello che, a mio modo di vedere, è uno dei film migliori in assoluto, sia sotto il profilo creativo che realizzativo, del grande regista italiano Dario Argento. Il principale punto di forza di questa pellicola è la costruzione del racconto, a tratti quasi fiabesco, che pone al centro dell'interesse le immagini e la suspense. Mostruosità e delicatezza si inseguono e si incrociano per tutto il film, che affronta e abbina in un unica trama diversi temi fra i quali quello del paranormale, quello della scienza forense e quello dei cosiddetti “freaks of nature”. Argento non si lascia sfuggire l'occasione per affrontare quest'ultimo tema (che rappresenta il fulcro della storia) a suo modo, cioè estremizzandolo in chiave horror.

Il tutto è sorretto da una colonna sonora grandiosa, composta dalle musiche scritte dal “fedelissimo” Claudio Simonetti (e interpretate dai Goblin) e da canzoni rock e metal (concedetemi di citare “Flesh of the Blade” degli Iron Maiden e “Locomotive” dei Motorhead).
 
a cura di Gianluca Deflorian

domenica 24 marzo 2013

La resistibile ascesa di Arturo Ui di B. Brecht - regia di C. Longhi - Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma

"Il lavoro rende cavoli"

Spettacolo fenomenale per un testo eccezionale. Brecht, con lucidissimo sarcasmo e salace ironia, traspone l'ascesa di Hitler nella Berlino degli anni '20-'30 in una fantastica corrotta Chicago coeva che strizza l'occhio ai loschi affari dello sgangherato trust di cavolfiori eretto dal gangster Ui, alter ego del dittatore nazista. In una rutilante sequenza di numeri a cavallo tra circo e cabaret vengono puntualmente e ferocemente messi alla berlina eventi e personaggi che causarono il più grande dei disastri del Novecento e forse di tutti i tempi.
Una scenografia essenziale ma funzionale ed efficacissima in cui si muovono un impeccabile U. Orsini - Ui, vero maestro del teatro italiano ed un talentuoso cast di attori giovani, bravissimi nella recitazione, nel canto e nella mimica. Cast che tocca brillanti climax negli eccellenti L. Micheletti - Givola/Goebbels e L. Guanciale - Roma /Rohm.
Spettacolo assolutamente da non perdere!